No, non è il Messaggero, questa è “solo” la sua pagina Facebook

Abbiamo già parlato di come i giornali comunicano sui social, affidandosi molto spesso al taumaturgico potere del tenero gattino, con tutti i rischi del caso, riproponendo l’inefficiente modello di business offline anche sul web. Ma le difficoltà dei quotidiani nei social network non si fermano qui, o meglio, non partono da qui. E’ il caso del Messaggero, che tramite la sua pagina Facebook, ai commenti critici di alcuni lettori su un articolo di gossip risponde con: “questo non è il Messaggero, è la pagina Facebook del Messaggero”. Per carità, le risposte a “tono” dei brand (in questo caso di un newsbrand) non sono nuove, e nemmeno tanto “sbagliate” (la customer care di Tesco Mobile su Twitter) ma qui emerge il vero problema di fondo: il percepire i social network solamente come una fonte da cui spremere click.


E’ un po’ come chiedersi se il profilo di Facebook di un nostro amico, parente o conoscente, sia davvero lui oppure molto banalmente il  “lui di Facebook”. Per farla breve se Tizio pubblica la tua foto imbarazzante post sabato sera, la tua reazione sarà presumibilmente manifestata tanto online quanto di persona. Comunque sia l’approccio alla questione, non farai differenza.

Non sono due mondi separati e non c’è una dicotomia tra vita reale e virtuale, quanto invece un continuum. 

Vediamo invece come si sfaldi nei social network quell’identità di marca, e quell’immagine che viene veicolata invece attraverso il cartaceo. Si crea così un ambiente caotico, rendendo difficoltoso il posizionamento nella mente del lettore, che percepisce sempre meno il valore aggiunto del quotidiano.

Insomma si scialacquano la brand reputation e la brand image, che si sciolgono lentamente come neve al sole. Impossibile invero prescindere dalla percezione di marca e da quello che viene detto su di essa scorporando il cartaceo dal web, dove il mezzo stesso permette e incrementa le possibilità dal basso dei lettori.

L’evidente stato attuale dimostra come sia sempre più difficile per i nostri quotidiani intraprendere politiche come quelle del Guardian che fanno invece leva su asset intangibili del newsbrand, in grado di coinvolgere e creare valore per la comunità di lettori, disancorandosi dai vecchi modelli di business e farsi promotore di una logica free.

Pensare alle piattaforme digitali, e soprattutto agli account social dei giornali come elemento distaccato dagli stessi potrebbe sul medio-lungo periodo mostrare tutto il suo carattere deleterio. 


Per chi sia interessato ad approfondire la questione consiglio un paio di link (qui e qui).

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Pubblicato da

Alessio De Colle

Student in Informazione, Media e Pubblicità @uniurbit. I write for local Newspapers. In my blog i talk about #journalism #media #marketing http://lecodelselasio.blogspot.it/

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